Prestiti in crescita del 3,7%, mutui al 3,61%. Il sistema regge, ma l’asticella dei rischi si sposta.
Il credito non si arresta. Stando al rapporto Abi di settembre, il volume complessivo dei finanziamenti destinati a famiglie e imprese registra un incremento annuo del 3,7%, superando il 3,5% del mese precedente. Non si tratta di un andamento isolato: per il comparto famiglie si tratta del ventunesimo mese di crescita ininterrotta, mentre per le imprese la striscia positiva sale a quindici mesi.
Il costo del denaro risale
Chi richiede un mutuo deve fare i conti con un lieve rincaro. Il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di immobili sale al 3,61%, registrando un incremento di 0,06 punti rispetto al mese precedente, mentre quello riferito ai nuovi finanziamenti alle imprese si attesta al 3,77%. Il tasso medio calcolato sull’intero stock dei prestiti raggiunge invece il 4,24%. Nonostante si rimanga distanti dai massimi registrati a dicembre 2023, quando i nuovi mutui avevano toccato quota 4,42%, la tendenza al rialzo appare delineata e viene ulteriormente alimentata dalle decisioni della BCE, che nel corso dell’anno ha già deliberato due strette sui tassi.
Anche le banche fronteggiano costi di approvvigionamento più elevati. Le recenti emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso offrono un rendimento del 3,69%, mentre il tasso medio applicato all’insieme dei depositi sale allo 0,73%. Questo scenario evidenzia una dinamica inequivocabile: il denaro è diventato più costoso per chiunque, una tendenza che, direttamente o indirettamente, si riflette inevitabilmente sull’ammontare delle rate.
Il dato che pesa: i deteriorati
Qui la situazione si fa meno favorevole. I crediti deteriorati salgono dai 26 miliardi di maggio ai 28,2 miliardi registrati nei mesi estivi: in soli tre mesi si registra un incremento superiore all’8%. L’incidenza sul totale dei crediti si attesta all’1,32%, un valore che rimane contenuto se confrontato con i picchi del passato – come il 9,8% toccato a dicembre 2015 – ma che, pur restando basso, non rappresenta una tendenza positiva, bensì un semplice punto di partenza.
E la tendenza, secondo l’Abi, non è rassicurante. L’associazione prevede infatti un incremento progressivo del tasso di insolvenza delle imprese nel biennio 2026-2027, spinto soprattutto dalle criticità nei settori delle costruzioni e tra le aziende di medie dimensioni. Al momento, tuttavia, la situazione resta sotto controllo, come precisato da via Belisario.
Perché le famiglie hanno un cuscinetto
Un dato fondamentale e rassicurante ci invita ad affrontare l’attuale e complessa situazione economica con decisamente maggiore serenità: circa tre quarti dei mutui attualmente in essere sul territorio nazionale sono stati stipulati a tasso fisso, come ricorda con precisione Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’Abi. Chi ha saggiamente scelto nel passato di blindare la propria rata mensile si trova oggi totalmente al riparo dall’impatto negativo dei rincari imposti dai mercati. Al contrario, l’inarrestabile ascesa dei tassi di interesse pesa in modo particolarmente significativo sui nuovi mutuatari che si affacciano oggi al mercato immobiliare e sulle imprese, le quali si ritrovano inevitabilmente costrette a finanziarsi applicando integralmente il costo del denaro corrente.
Che cosa se ne ricava
Più credito significa più economia, ma anche più rischio. Le banche italiane arrivano a questo passaggio con bilanci ripuliti: è il vantaggio di averlo fatto prima. Il rischio non è il punto di arrivo di oggi, è la velocità di domani: con tassi in salita e settori in difficoltà, i deteriorati non salgono per caso.
Per chi è indebitato, o sta per esserlo, vale una regola semplice. La rata va decisa guardando al peggior scenario, non a quello di oggi. Chi sceglie il tasso con il solo metro del mese corrente, di solito il conto lo paga dopo.
Dati Abi, Rapporto mensile di settembre 2026, riportati da Il Sole 24 Ore, Ansa e altre fonti. Contenuto divulgativo, non consulenza personalizzata.

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