Il fisco italiano racconta due Paesi. Da una parte, 24,8 milioni di cittadini che non dichiarano redditi e non versano un euro di Irpef. Dall’altra, poco meno di 8 milioni di contribuenti — appena il 18,78% del totale — che con redditi sopra i 35 mila euro sostengono da soli il 65% dell’intero gettito. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali 2024, e conferma una tendenza nota ma sempre più marcata: in Italia paga chi lavora, non chi guadagna di più in assoluto, ma chi ha un reddito dichiarabile e tracciabile.
Il dato non sorprende chi segue da anni le dinamiche della finanza pubblica italiana, ma merita di essere letto senza pigrizia. Non significa che 25 milioni di persone evadano le tasse: dentro quel numero ci sono pensionati sotto la no tax area, incapienti, disoccupati, minori, studenti — cittadini che semplicemente non producono reddito imponibile. Confondere “non pagare” con “non dover pagare” è l’errore più comune di chi legge questi numeri per fare propaganda, in un senso o nell’altro.
Ma resta un fatto strutturale difficile da ignorare: la progressività fiscale italiana, così com’è disegnata oggi, concentra il peso dell’Irpef su una platea ristretta di redditi medio-alti da lavoro dipendente e pensione. Chi ha un reddito da capitale, chi opera nel sommerso, chi struttura i propri redditi in forme meno esposte alla tassazione progressiva, contribuisce in proporzione molto meno. Il risultato è un sistema che scoraggia proprio chi produce di più nella fascia “visibile” del reddito — quella che non ha strumenti, né convenienza, per ottimizzare il proprio carico fiscale.
Per chi si occupa di pianificazione patrimoniale, questo dato non è un tema astratto di politica economica: è il contesto in cui ogni scelta fiscale e successoria va presa. Sapere che il proprio reddito rientra in quel 18,78% che sostiene i due terzi dell’Irpef significa avere ancora più motivo per pianificare con metodo — non per eludere, ma per non lasciare che sia solo la progressione delle aliquote a decidere quanto valore resta in famiglia.
Un fisco che chiede tanto a pochi non è sostenibile a lungo. E chi rientra in quei pochi dovrebbe saperlo prima di tutti.

Lascia un commento