Bruxelles e Pechino hanno trovato un’intesa su tre fronti: auto ibride, accesso al mercato cinese e approvvigionamento di materie prime strategiche. L’annuncio è arrivato a Pechino dal commissario Ue al Commercio Maroš Šefčovič, al termine dei colloqui con il ministro Wang Wentao.
Le ibride, il fronte più delicato. L’Ue si aspetta che la Cina dimezzi in quattro anni le vendite di ibride sul mercato europeo. Per Šefčovič l’intesa “apre la prospettiva di ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi”. Il dettaglio conta: dall’ottobre 2024 l’Ue applica dazi compensativi sulle elettriche made in China, mentre ibride e plug-in sono rimaste fuori da quelle misure, con il dazio ordinario del 10%. Le ibride erano quindi la porta rimasta aperta, e ora si cerca di regolarla con un limite concordato anziché con nuovi dazi.
L’accesso al mercato cinese. Pechino si impegna a facilitare l’ingresso di alcuni prodotti europei, dai componenti auto all’olio d’oliva alle calzature, attraverso una riduzione dei dazi della clausola della nazione più favorita. Per l’export agroalimentare e manifatturiero italiano è la parte più concreta della notizia.
Le terre rare. La Cina ha accettato di semplificare ulteriormente il rilascio delle licenze di esportazione per terre rare e magneti permanenti. Sono materiali che servono all’auto, all’elettronica, alle tecnologie energetiche e alla difesa. Nel 2025, durante l’escalation della guerra commerciale con gli Stati Uniti, Pechino aveva introdotto restrizioni sull’export di questi materiali, mostrando quanto la manifattura europea dipenda da forniture che non controlla.
Cosa non è ancora chiaro. Qui sta la parte che gli investitori dovrebbero leggere con più attenzione. Tempi e modalità di attuazione non sono stati precisati. La portata reale dell’intesa sulle terre rare dipenderà da come verranno applicate le procedure di autorizzazione. E buona parte dei sedici punti della dichiarazione congiunta consiste ancora in impegni a proseguire negoziati e approfondimenti tecnici. Lo stesso Šefčovič ha parlato di un inizio. Un terzo round di consultazioni potrebbe tenersi a marzo.
Il quadro di fondo. Il disavanzo commerciale dell’Ue con la Cina è di circa un miliardo di euro al giorno. Nessuna intesa su una categoria di veicoli lo cancella. Pechino, inoltre, non vuole rinunciare a un mercato europeo da circa 450 milioni di consumatori.
Perché interessa chi investe. Tre punti da tenere sotto osservazione, senza trarne conclusioni affrettate:
- Settore auto europeo: meno pressione sui prezzi nel segmento ibrido, ma solo se l’impegno cinese verrà rispettato e verificato.
- Catene di fornitura: licenze più rapide riducono un rischio, non lo eliminano. La dipendenza dalla Cina per le terre rare resta strutturale.
- Export europeo: i dazi più bassi in Cina possono favorire alcuni comparti, con effetti graduali e selettivi.
Nei rapporti commerciali un’intesa annunciata non è un’intesa applicata. I mercati tendono a prezzare l’annuncio, mentre l’attuazione richiede mesi. La bussola, in questi casi, è la distanza tra la dichiarazione e il testo.

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